Novembre 8, 2026

Colf e badanti: cosa non torna nel Decreto Flussi 2026

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Un sistema di programmazione che sulla carta dovrebbe soddisfare i bisogni delle famiglie italiane si scontra con dati contraddittori, quote insufficienti e dinamiche operative distanti dalla realtà del settore domestico.

Il Decreto Flussi rappresenta lo strumento con cui l’Italia regola l’ingresso di lavoratori stranieri per motivi di lavoro subordinato, stagionale e di assistenza familiare. Tuttavia, l’analisi dei dati ufficiali legati alle procedure per il 2026 mette in luce incongruenze marcate tra le regole del sistema e l’effettivo fabbisogno del settore della cura e del lavoro domestico.

La prima criticità riguarda lo squilibrio numerico tra la domanda delle famiglie e l’offerta concessa dalle norme. A fronte di appena 13.600 quote disponibili per il settore assistenziale, le richieste di nulla osta inoltrate hanno superato quota 50.700. Un tetto contingentato così ridotto rischia di non rispondere alle esigenze di una popolazione in costante invecchiamento, costringendo molte famiglie a gestire lunghi tempi di attesa per la regolarizzazione dei propri assistenti.

L’elemento di maggiore anomalia emerge tuttavia dalla composizione di genere delle domande. Secondo i rilevamenti dell’Osservatorio INPS, quasi il 90% del personale domestico e di cura regolarmente occupato in Italia è composto da donne. Al contrario, l’analisi delle istanze pervenute per il Decreto Flussi 2026 evidenzia che circa l’80% dei richiedenti è di sesso maschile, lasciando alle donne soltanto il restante 20% delle quote.

A questo si aggiunge un secondo scostamento relativo alla provenienza geografica: una parte consistente delle richieste inviate riguarda cittadini originari di Paesi che non coincidono con le nazionalità storicamente più rappresentate tra i lavoratori già impiegati nel settore domestico in Italia.

Queste differenze statistiche non testimoniano automaticamente un’irregolarità nelle singole procedure, ma sollevano interrogarvi legittimi sull’efficacia del modello. Il vincolo di contrattualizzare a distanza un lavoratore ancora nel Paese d’origine finisce per disattendere le dinamiche di un settore basato sulla fiducia e sulla convivenza. Il rischio concreto è che i canali riservati all’assistenza familiare vengano utilizzati come strumenti di ingresso generici, lasciando irrisolta la reale necessità di supporto per anziani e famiglie.

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