Paesi latinoamericani considerati sicuri: come vengono trattate le domande di asilo in Italia
Il concetto di Paese di origine sicuro può incidere in modo significativo sulla procedura di protezione internazionale. Per i cittadini di alcuni Stati, la normativa europea e italiana prevede infatti regole specifiche per l’esame delle domande di asilo.
Nel caso dei Paesi latinoamericani, il quadro richiede particolare attenzione perché l’elenco italiano e quello dell’Unione europea non coincidono completamente. Attualmente, il Perù è incluso nell’elenco italiano dei Paesi di origine sicuri, mentre la Colombia è stata inserita nell’elenco comune dell’Unione europea.
La classificazione come Paese sicuro, tuttavia, non comporta un rifiuto automatico della domanda di protezione internazionale. Anche in questi casi devono essere valutate le circostanze individuali del richiedente.
Quali Paesi latinoamericani sono considerati sicuri?
A livello della normativa italiana, il Perù è attualmente incluso nell’elenco dei Paesi di origine sicuri previsto dall’articolo 2-bis del decreto legislativo n. 25 del 2008.
L’elenco italiano era stato modificato nell’ottobre 2024, quando il Governo aveva eliminato Colombia, Camerun e Nigeria dalla lista precedente. La modifica era stata adottata dopo la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea del 4 ottobre 2024, che aveva stabilito che un Paese non poteva essere considerato sicuro quando alcune parti del suo territorio non soddisfacevano i requisiti necessari per tale classificazione.
La situazione è cambiata successivamente a livello europeo.
Con il Regolamento (UE) 2026/464, l’Unione europea ha istituito per la prima volta un elenco comune di Paesi di origine sicuri. Nell’elenco sono stati inseriti Bangladesh, Colombia, Egitto, India, Kosovo, Marocco e Tunisia. La Colombia è quindi oggi considerata Paese di origine sicuro a livello dell’Unione europea, anche se non figura nell’attuale elenco nazionale italiano.
Tra i Paesi dell’America Latina, quindi, il quadro presenta una distinzione importante: il Perù rientra nell’elenco italiano, mentre la Colombia è stata inserita nell’elenco comune dell’Unione europea.
Perché questa classificazione è importante?
La qualificazione di un Paese come sicuro non significa che tutte le persone che vi abitano siano necessariamente al sicuro.
Il concetto si riferisce alla situazione generale del Paese. La normativa considera, tra gli altri elementi, il sistema giuridico, l’applicazione della legge, il funzionamento delle istituzioni e la situazione politica e dei diritti fondamentali.
Il Regolamento (UE) 2026/464 stabilisce che un Paese possa essere designato come Paese di origine sicuro quando, sulla base della situazione giuridica, dell’applicazione della legge all’interno di un sistema democratico e della situazione politica generale, non risultino persecuzioni o un rischio reale di danno grave secondo i criteri previsti dalla normativa europea.
La classificazione produce soprattutto conseguenze procedurali.
Il nuovo sistema europeo prevede infatti che, quando il richiedente proviene da un Paese di origine sicuro, la domanda possa essere sottoposta a un esame accelerato. Se la persona non è ancora stata autorizzata a entrare nel territorio dello Stato membro, in determinate circostanze può essere applicata anche la procedura di frontiera.
Il caso del Perù
Il Perù è presente nell’elenco nazionale italiano dei Paesi di origine sicuri.
La sua inclusione comporta che una domanda presentata da un cittadino peruviano possa essere trattata secondo le regole specifiche previste per i richiedenti provenienti da Paesi sicuri.
Questo non significa, però, che la Commissione territoriale possa limitarsi a verificare la nazionalità del richiedente e respingere automaticamente la domanda.
La normativa italiana stabilisce infatti che, nell’esame delle domande di protezione internazionale, debba essere valutata anche la situazione particolare del singolo richiedente, sulla base delle informazioni disponibili sul Paese di origine.
Questo principio è particolarmente importante quando la persona sostiene di trovarsi in una situazione diversa da quella della popolazione generale del proprio Paese.
Il caso della Colombia
La Colombia presenta una situazione diversa.
Nel 2024 era stata eliminata dall’elenco italiano dei Paesi di origine sicuri proprio a causa delle criticità presenti in alcune parti del territorio. Il Governo italiano aveva richiamato, tra le altre ragioni, la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea del 4 ottobre 2024.
Nel 2026, tuttavia, la Colombia è stata inserita nell’elenco comune dei Paesi di origine sicuri dell’Unione europea.
Il regolamento europeo ha riconosciuto che, in generale, in Colombia non sussiste un rischio di danno grave ai sensi della normativa europea, ma ha anche evidenziato l’esistenza di specifiche zone rurali nelle quali lo Stato non riesce ad assicurare pienamente la propria presenza.
Questo elemento mostra perché la nozione di “Paese sicuro” debba essere interpretata insieme alla situazione concreta della persona e, secondo le regole applicabili, anche alle eventuali eccezioni territoriali previste dalla normativa.
Cosa succede a chi proviene da un Paese sicuro?
La provenienza da un Paese inserito in una lista di Paesi sicuri può comportare un esame accelerato della domanda.
In concreto, questo significa che il richiedente può avere meno tempo per esporre le proprie ragioni e che la procedura può essere definita più rapidamente rispetto alla procedura ordinaria.
Quando viene applicata la procedura di frontiera, possono inoltre entrare in gioco le specifiche regole relative alla permanenza alla frontiera e all’eventuale successivo rimpatrio.
La classificazione non elimina però il diritto di chiedere protezione internazionale.
Il richiedente deve poter spiegare perché, nonostante la situazione generale del Paese, nel suo caso specifico esista un rischio di persecuzione o di danno grave.
E se il rischio riguarda una persona o una zona specifica?
È proprio questo uno degli aspetti più importanti della disciplina.
Un Paese può essere considerato sicuro in termini generali senza che ciò significhi che ogni sua parte o ogni categoria di persone presenti lo stesso livello di sicurezza.
La normativa europea del nuovo Patto sulla migrazione e l’asilo prevede infatti la possibilità di individuare eccezioni relative a determinate parti del territorio o a categorie di persone chiaramente identificabili.
Nel caso della Colombia, ad esempio, il regolamento europeo ha preso in considerazione le criticità presenti in alcune zone rurali.
Per il richiedente diventa quindi importante fornire informazioni concrete sulla propria situazione: eventuali minacce, persecuzioni, appartenenza a un determinato gruppo, attività politica o altre circostanze che possano dimostrare l’esistenza di un rischio individuale.
La sola appartenenza alla nazionalità di un Paese sicuro non è sufficiente, da sola, per determinare l’esito della domanda.
Italia e Unione europea: due elenchi diversi
Il nuovo sistema europeo non ha eliminato completamente la possibilità per gli Stati membri di mantenere o introdurre elenchi nazionali più ampi.
Il Regolamento (UE) 2026/464 stabilisce espressamente che gli Stati membri possono continuare a designare come sicuri altri Paesi terzi a livello nazionale, oltre a quelli presenti nell’elenco comune dell’Unione.
Per questo motivo, nel caso italiano è necessario distinguere tra la lista europea e quella nazionale.
Al momento, tra i Paesi latinoamericani, il Perù continua a essere presente nell’elenco italiano, mentre la Colombia è stata inserita nell’elenco europeo.
Questa distinzione è importante perché le conseguenze procedurali dipendono dalla normativa applicabile alla domanda e dal momento in cui essa viene presentata.
Per chi proviene da un Paese latinoamericano considerato sicuro, quindi, la classificazione non rappresenta una decisione anticipata sul riconoscimento o sul rifiuto della protezione internazionale. Incide soprattutto sulle modalità e sui tempi di esame della domanda, mentre la situazione individuale del richiedente continua a dover essere presa in considerazione.
Bibliografia
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